venerdì 20 gennaio 2012

Nota a un articolo di Sacha Nacht: la terapia psicoanalitica.

Sacha Nacht è stato l'ortodossia della psicoanalisi in Francia. Assieme a Bouvet, e contrapposto a Lacan. Ciò che è in ballo è la teoria secondo cui l'inconscio è pulsione, forza istintuale primitiva. Lacan vede l'inconscio come un linguaggio, non come un qualcosa di primitivo, non come una forza incontrollata che ha bisogno della diga dell'Io.
Ciò che ho trovato prezioso nell'articolo di Nacht, è stata la sua idea di terapia: dato che una nevrosi è un conflitto tra l'Es e il Super-io, Nacht propone la presenza dell'analista come risolutiva. L'analista è infatti il super-io "morbido", quel super-io che l'altro non ha mai conosciuto. L'altro proietta sull'analista il proprio super-io, e ha paura all'inizio dell'analista e del suo giudizio. Scopre poi, nel transfert, che l'analista non si comporta come lui prevedeva: scopre che può parlare liberamente. L'altro comincia a interiorizzare l'atteggiamento osservatore, premuroso e non giudicante dell'analista, e questo atteggiamento (che però non esime l'altro dal rispettare le regole analitiche e le regole della relazione, il cosidetto setting, altrimenti l'analista diventerebbe un giocattolo in balia dell'altro, un semplice oggetto transferale senza alleanza di lavoro, senza alleanza terapeutica) diventa il nuovo super-io. E' solo attraverso questo processo che è possibile aggirare l'ansia iniziale e la critica, lo scetticismo, che prova chi si accinga ad associare liberamente (e quindi a dire cose apparentemente senza senso e non logicamente correlate tra loro ). In realtà la correlazione c'è sempre, solo che è spesso nascosta alla coscienza. Ciò che si dice mentre si associa liberamente non è mai frutto del caso, è l'inconscio che parla, come direbbe Lacan. L'inconscio è una struttura che è al di la della nostra coscienza. La volontà dell'altro,il setting e l'atteggiamento dell'analista, sono ciò che permette all'inconscio di parlare con la propria voce.
Ho pubblicato 3 tecniche autoanalitiche. L'ultima, è stata prodotta proprio perché le tecniche precedenti producevano a mio parere troppa ansia (sollevavano troppo le resistenze alla libera associazione).
Ultimamente, ho pensato di modificare l'ultima versione. Adesso infatti, ho scoperto che il problema dell'ansia è risolvibile in una maniera che sia autenticamente freudiana. Osservare un video con dei messaggi subliminali che comunicano amore, affetto, ascolto, favorisce la libera associazione, e permette l'utilizzo di minori file audio (meno interventi vocali), in modo da permettere il libero scorrere della parola, il libero monologo dell'inconscio. Ho costruito un video con una spirale (simile a quella ipnotica) e ho inserito dei messaggi subliminali. Ho constato che l'ansia durante le domande esplorative si abbassa notevolmente, come se si interiorizzasse l'atteggiamento benevolo dell'analista. D'altronde Freud, inizialmente, esplorava l'inconscio dei pazienti attraverso l'ipnosi ( non aveva altri modi per aggirare le resistenze): era sotto ipnosi che faceva loro le domande, proprio perché sotto ipnosi si è più rilassati. Esito ancora a pubblicare questo metodo di autoanalisi modificato, perché voglio ancora studiare a fondo le reazioni che può dare. Però, dal mio punto di vista, sono passi avanti che mi fanno sorridere. Pubblicherò prossimamente passi dall'articolo di Nacht che ho trovato molto illuminanti.

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