Hyman Spotnitz è il pioniere della psicoanalisi moderna. La differenza principale fra la moderna e la classica è di tipo pratico: la necessità di esplorare campi della psiche inaccessibili al metodo freudiano, cui si accompagna la possibilità di " curare" pazienti ritenuti da Freud intrattabili. Chi sono questi pazienti intrattabili? Sono pazienti la cui pulsione di vita è relativamente sana (non sono cioé pazienti che reprimono determinati desideri sessuali ), ma la cui pulsione di morte è invece esageratamente forte. Questa pulsione di morte è minacciosa per il paziente, perché è il frutto di frustrazioni situate allo stadio orale dello sviluppo. La parola chiave è frustrazioni, che altro non sono che una relazione madre bambino (e per bambino non intendiamo quello di 3-4 anni, ma più piccolo) incapace di tener conto delle sue caratteristiche soggettive. Secondo Spotnitz, una eccessiva stimolazione può derivare da bisogni che il bambino non riesce a soddisfare adeguatamente. Questa mancata soddisfazione può provocare frustrazione nel bambino, e di conseguenza rabbia narcisistica. Questa rabbia si accumula, perché il bambino non può fisicamente aggredire la madre: la rivolge allora contro il proprio sé o contro le rappresentazioni della madre. Non potendo scaricare, nemmeno verbalmente (come è invece possibile fare in analisi) la rabbia, il bambino tenta di tenerla a bada attraverso la libido (la pulsione di vita), che diventa una vera e propria tenda difensiva contro l'emergere della rabbia. Una impresa disperata, tanto che alla fine emergono i sintomi. La rabbia narcisistica è un elemento che si trova nei disturbi narcisistici, nei depressi, negli schizofrenici, nei borderline... Freud non riusciva a cooperare con questi soggetti, perché erano soliti non parlare, non seguire la regola delle libere associazioni, svalutare il terapeuta e uscire dall'analisi. Questo per Freud era un transfert negativo, e lui stesso diceva che la cura era possibile solo qualora il paziente fosse in grado di sviluppare un transfert d'oggetto positivo, in modo da prestare attenzione agli interventi del terapeuta.
Oggi, Spotnitz può dire che il transfert negativo non è un fattore problematico, purché venga variata la tecnica: non bisogna più interpretare da subito le difese, né pretendere che il paziente associ liberamente . All'inizio è sufficiente che parli, e anche quando sta in silenzio non bisogna attaccare questa difesa, perché sono pazienti che hanno un io fragile e temono la propria rabbia. Bisogna stimolarlo il giusto, senza interpretare, perché Spotnitz capisce che quel transfert che Freud definiva negativo non era un transfert d'oggetto comune (in cui il bambino concepisce se stesso separato dalla madre), ma un caso particolare di transfert, il transfert narcisistico. Spotnitz propone di non attaccare le difese all'inizio, ma anzi di assecondarle: è convinto che questo sia l'unico metodo per trattare questi pazienti. Attaccarle significherebbe infatti sovrastimolare il paziente, che sentirebbe così la propria rabbia inconscia aumentare, diventando di conseguenza ancora più resistente. Dopo l'esplorazione della rabbia narcisistica, il paziente diventa in grado di formare un transfert d'oggetto, per cui con il proseguo dell'analisi è possibile applicare le tecniche interpretative classiche... I tempi indicativi variano da persona a persona, ma solitamente occorrono almeno 2-3 anni di analisi, se non 5. Un fatto interessante è che per Spotnitz un aumento della frequenza delle sedute non è sempre consigliato, in quanto il paziente può diventare più resistente (sentirsi sovrastimolato) e non aver nulla da dire. Lui consiglia di iniziare sempre con una seduta alla settimana, per far si che tra una seduta e l'altra ci sia il tempo sufficiente per rendere il paziente affamato di analisi, desideroso di tornare per parlare. Questa fame da sola non deve indurre a cambiare il numero delle sedute. Per riassumere, è chiaro che se con la psicoanalisi classica si trattava di scegliere il paziente idoneo, con quella moderna si tratta di adattare la tecnica (compreso la frequenza delle sedute ) ai bisogni del paziente.
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